Molte volte quando si da il massimo di sè stessi da quello lavorativo a quello affettivo e le cose non vanno come si era sperato, quello che accade è che le prime cose a essere colpite sono l’autostima e la dignità della persona.
Io credo che la difficoltà maggiore quando ci sono dei limiti cognitivi di vario tipo la cosa più difficile in assoluto è non crollare in basso e buttarsi giù.
La scorsa settimana, venerdì 8 maggio, ho fatto il test Il RAADS–‐R:Ritvo Autism and Asperger’s Diagnostic Scale– Revised e ho ottenuto un punteggio abbastanza elevato.
Dal risultato del test il quale mi è arrivato lunedì 11 maggio mi sono apparse parecchie problematiche che conosco bene, il referto parla di asd, con un punteggio di 171 su 227 ove pubblicherò anche il grafico.
Per me socializzare e sentirmi in sintonia con gli altri è sempre stato un mistero e anche quello di capire dove sono i miei punti deboli da un punto di vista cognitivo.
Spiccano le mie difficoltà sociali e le alcune cose che dipendono dalle mie sensazioni o dalla motricità, dalla mia goffagine all’enorme sensibilità che ho verso alcuni tessuti che in me si sono trasformati passione per i vestiti.
In precedenza ho parlato di codifica delle informazioni e del loro immagazzinamento, la difficoltà di codificare una informazione in vari dettagli porta a legare queste informazioni in maniera poco scalabile, nel senso che i legami che si creano tra i neuroni sono piuttosto ridotti, per cui la loro attivazione alla presenza degli stimoli esterni diventa più complessa e più lenta, fino alla non attivazione di essi.
Questa codifica delle informazioni comprende la globalità della mia memoria e quello che capita quando si presenta uno stimolo esterno se questo stimolo va attivare una di queste informazioni sono quasi sicuro che lo scarso legame neuronale genera uno scarso controllo su questo stimolo esterno, portando a una maggiore lentezza o impossibilità sul controllo degli errori o degli stimoli.
Stamattina avrei voluto parlare di mindfulness e di come cerco di inibire i pensieri intrusivi rimanendo nel qui e ora, però dopo avere letto a fatica il mio testo di neuropsicologia sull’oblio intenzionale sono finito sul paragrafo dell’ipermnesia, una capacità aumentata di rievocare alcuni ricordi.
Non so se posso applicare questo concetto di ipermnesia a quello che mi accade nella vita relazionale ma credo che sia un concetto molto importante:
Fin dalle medie sono stato oggetto di bullismo ed emarginazione, il tutto è andato avanti fino ai 18 anni e tutto questo tempo ha creato in me parecchia dissistima nelle relazioni sociali e scarsa fiducia nelle persone.
Secondo me è molto importante riuscire a capire cosa aspettarsi dalle cure e da che tipo di azione aspettarsi per via farmacologica.
Ho sempre portato avanti la tesi della non reitenzione delle informazioni nella mia memoria, questo secondo me causa un problema apprenditivo che mano a mano che passa il tempo diventa sempre più grande rispetto ai miei coetanei di uguale età.
Questo problema di maturazione che incide tantissimo sulla mia vita, dai miei affetti al lavoro alla vita sociale, la mia idea è che necessità di un intervento specifico mirato alla persona che spesso non è standarizzato ma nel mio caso ad esempio richiede una notevole comprensione della malattia usando le mie capacità residue e i punti di forza su cui fare leva, visto le mie abilità tecniche necessito di una persona molto affermata tecnicamente con cui sperimentare nuove strategie e nuove idee che fino ad oggi mi hanno portato a fare notevoli passi, una persona che abbi la passione di raccontare le sue conoscenze in materia che a me mi hanno sempre attirato e infine potere confrontarsi e anche frequentare persone con un disagio simile per potere trovare strategie comuni e anche magari costruire dei rapporti in cui è più facile stabilire una empatia e anche un interesse più mirato.